sabato 17 ottobre 2015







IL TÈ, NON SOLO PROFUMO E SAPORE

Il consumo del tè è in costante aumento. Il tè é apprezzato sia per i suoi benefici effetti sulla salute sia per il gusto che caratterizza le diverse qualità. Le qualità più conosciute sono il verde e il nero, ma negli ultimi tempi sono in commercio anche il bianco e il rosso. Tranne il tè rosso, tutti i tipi di tè hanno origine dalla pianta Camelia Sinensis. Quello che li differenzia è la lavorazione, ossia se c’è stata più o meno fermentazione. Il tè nero è fermentato a differenza del tè bianco dove non è avvenuta fermentazione, invece nel tè verde la fermentazione è arrestata subito dopo la raccolta.
Tra i principali componenti del tè vanno evidenziati:
·       I Polifenoli: sostanze con un forte potere antiossidante che influiscono sul sapore del tè; tra i polifenoli troviamo i flavonoidi e tra questi le catechine che sono le sostanze più importanti tra i polifenoli del tè.
·       Le Metilxantine: tra queste la caffeina, la teofillina e la teobromina tutte con azione stimolante.
·       Le Vitamine: vitamina A e vitamina B, e nel caso del tè verde anche altre vitamine come la vitamina C.
·       I Minerali: calcio, fosforo, sodio, potassio e nel tè verde anche cromo, magnesio, cobalto, nichel, fluoro, selenio e altre sostanze.
·       Sostanze aromatiche: a queste dobbiamo il profumo caratteristico del tè e in parte anche il sapore
L’assunzione regolare di qualsiasi tipo di tè per il suo potere antiossidante aiuta a contrastare il decorso di malattie degenerative e lo sviluppo di cellule tumorali. Il tè è inoltre un potente alleato in caso di malattie cardiovascolari o di ictus e riduce i livelli di colesterolo cattivo nel sangue.

I principali tipi di tè hanno effetti benefici sull’organismo.
TE’ VERDE
E’ un antibatterico naturale, soprattutto per il cavo orale; la sua azione riguarda soprattutto la bocca e i denti.
TE’  NERO
E’ utile per prevenire le malattie cardiovascolari ad opera in particolare della teobromina contenuta in esso. Rispetto ad  altri tè contiene un quantitativo maggiore di caffeina per cui è sconsigliato se si soffre di insonnia.
TE’ BIANCO
E’ il più ricco di antiossidanti, preziosi alleati contro l’invecchiamento e in grado di mantenere la pelle giovane e luminosa più a lungo. La sua assunzione regolare migliora la densità del tessuto osseo e aiuta a combattere l’osteoporosi e l’artrite.
TE’ ROSSO
E’ particolarmente indicato per risolvere i problemi di pelle, in particolare in caso di dermatite atopica, eczema o di acne. Privo di caffeina è adatto a tutti, dalle donne in gravidanza ai bambini, dagli ipertesi ai cardiopatici. Il suo basso contenuto di tannini consente a questo tè di mantenere il suo sapore dolce anche dopo una lunga infusione.


domenica 27 settembre 2015


     
ESTRAMET : TEST PER LA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO
Negli ultimi anni la medicina di laboratorio ha approfondito e studiato il ruolo assunto dagli estrogeni nella formazione e nello sviluppo delle neoplasie al seno.
Il nostro organismo metabolizza tali ormoni in differenti metaboliti, alcuni dei quali sono in grado di stimolare,altri di inibire, l'insorgenza del tumore mammario.
I due metaboliti interessati sono :
Estrone 2 (2OHE1) che tende a inibire la crescita tumorale
Estrone16 ( 16OHE1) che favorisce la crescita tumorale
Sudi clinici hanno dimostrato che poter determinare il rapporto Estrone2/Estrone16 può fornire un importante indicatore del rischio di sviluppo del tumore al seno.

Estramet è il test in grado di determinare il rapporto tra i due metaboliti Estrone 2 / Estrone 16 in campioni di urina. E' un test in grado di evidenziare uno specifico fattore di rischio del cancro mammario e quindi consente una corretta prevenzione primaria del tumore stesso. E' stato dimostrato che ogni donna può modificare un indice di rischio sfavorevole semplicemente assumendo una sostanza protettiva naturale : l'indolo3 carbinolo .Questa sostanza è presente in una particolare classe di alimenti , le crucifere (cavolo,cavolfiore e cavoli di Bruxelles), ed è in grado di modificare significativamente il metabolismo degli estrogeni.

giovedì 27 agosto 2015



ANTROPOLOGIA DELLA CUCINA E NUTRIZIONE TRADIZIONALE:
PER UNA GLOBALIZZAZIONE DEL PIATTO UNICO *

Nutrirsi è una delle attività fondamentali e cucinare è un termine molto presente nella vita quotidiana. Mangiamo e cuciniamo molte cose durante la giornata e qualità, quantità e finalità del cibo sono tutti aspetti analizzati scrupolosamente negli innumerevoli format sul cibo trasmessi dai canali televisivi. Ma la logica nutrizionale e funzionalistica non fa ombra e depaupera la cucina come arte ed estetica? Cucinare significa caricare un cibo di valori estetici, simbolici, emozionali e relazionali e non solo calcolare l'apporto degli elementi nutritivi e gli effetti sulla salute dell'organismo come oggi si è portati a fare. Occorre allora chiedersi: può esserci un punto di incontro? La scienza dell'alimentazione può incontrarsi positivamente con l'antropologia dell'alimentazione?
Una risposta potrebbe scaturire dall'associazione di due aggettivi riguardanti il cibo: tipico e funzionale. Per tipico si intende un piatto del posto che viene dal passato ed è molto diffuso nel territorio di appartenenza e in quest'ottica il cibo diventa il principale narratore del territorio e racconta le persone, il paesaggio, le memorie di famiglia.  Funzionale é un cibo scelto per un fine come ad esempio aumentare il senso di sazietà, ritardare l'assorbimento di lipidi o carboidrati, rallentare o accelerare processi metabolici di vario genere e tutto questo per il raggiungimento di un equilibrio alimentare che sia armonico con il nostro benessere psicofisico. L'anello di congiunzione tra tipico e funzionale può essere costituito dall'educazione alimentare al piatto unico dei territori,   legato alle varie tradizioni locali, ossia un piatto che racchiuda in sé da una parte l'insieme dei sapori e dei gusti della tradizione locale nelle diverse categorie alimentari (pane, pasta, carne, pesce, verdura, frutta) e dall'altra la caratteristica di raggruppare in una singola portata, nelle giuste quantità e porzioni, i diversi componenti della piramide alimentare simbolo della sana ed equilibrata alimentazione nella scelta giornaliera degli alimenti. Il piatto unico presente oggi sulle nostre tavole é per lo più il risultato di una dieta dissociata (primo piatto a pranzo e secondo piatto a cena), al passo con i ritmi frenetici di una società in movimento che non si ferma a riflettere su come si mangia. Invece il piatto unico del territorio nasce dal cibo come simbolo di appartenenza, dal voler gustare in un unico piatto l'insieme dei valori e dei fattori culturali propri che formano i "buoni" sapori, quelli genuini rappresentati dalle pietanze tradizionali "preparate dalla zia" o la cucina di riciclo, quando il pane raffermo non si gettava e veniva riutilizzato in cucina, la cena di magro della Vigilia o il cibo della festa.
Un esempio di piatto unico locale é rappresentato da quello altoatesino, dove insieme vengono affiancati filetto di maiale, una piccola porzione di verdura e una porzione di patate; oppure vengono serviti contemporaneamente lo spezzatino di fegato di vitello, una porzione di riso scondito e verdure di vario genere; infine un ultimo esempio é costituito dalla bistecca tirolese affiancata da cipolle e patate.
Di esempi ce ne sono tanti sul territorio nazionale e tutti legati agli specifici territori, forse ciò che manca è una sorta di globalizzazione del piatto unico, cioè un filo conduttore visibile che faccia emergere dalle singole realtà locali il fine da raggiungere, ovvero la non contrapposizione tra ciò che è buono e ciò che fa bene alla salute. Se si impara a conoscere e ad avere memoria dei sapori delle nostre terre, può essere possibile anche creare una sinergia tra questi sapori per poterli esprimere armonicamente in un singolo piatto che può rappresentare una fonte di energia positiva per il nostro organismo.
Silvana Cristino
Riferimenti bibliografici:
F. MARANO, Fare a occhio. Antropologia della cucina in Basilicata, Altrimedia Edizioni 2015
C. GRASSENI, La reinvenzione del cibo. Culture del gusto tra tradizione e globalizzazione ai piedi delle Alpi, QuiEdit 2007
C. PAPA, Il prodotto "tipico": una costruzione multilocale, in C. PAPA, Antropologia dell'impresa, Guerini 1999, pp. 137-170.