sabato 13 giugno 2015
domenica 19 aprile 2015
FALSE CREDENZE SULL’ACQUA
1. Non
è vero che l’acqua vada bevuta al di fuori dei pasti. Al limite, se si eccede
nella quantità si allungheranno di poco i tempi della digastione (per una diluizione dei succhi gastrici),ma un'adeguata qauntità di acqua (non oltre i 600-700 ml) è utile per favorire i processi digestivi,perchè migliora la consistenza degli alimenti ingeriti.
2. Non
è vero che l’acqua faccia ingrassare. L’acqua non contiene calorie, e le
variazioni di peso dovute all'ingestione o eliminazione dell'acqua sono momentanee e ingannevoli.
3. Non
è vero che bere molta acqua provochi maggiore ritenzione idrica. La ritenzione
idrica
dipende più dal sale e
da altre sostanze contenute nei cibi che consumiamo che dalla
quantità di acqua che
ingeriamo.
4. Non
è vero che occorra preferire le acque oligominerali rispetto alle acque
maggiormente
mineralizzate per
mantenere la linea o “curare la cellulite”. I sali contenuti nell’acqua
favoriscono
l’eliminazione di quelli contenuti in eccesso nell’organismo.
Nei bambini in particolare sarebbe bene non utilizzare le acque oliominerali in modo
esclusivo, ma
bisognerebbe alternarle con quelle più ricche di minerali, in quanto una
diuresi eccessiva può
impoverire di sali minerali un organismo in crescita.
5. Non
è vero che il calcio presente nell’acqua non sia assorbito dal nostro
organismo.
Ricerche recenti
dimostrano il contrario. La capacità dell’intestino umano di assorbire il
calcio contenuto nelle
acque (spesso presente in quantità consistente) è considerata
addirittura simile a
quella relativa al calcio contenuto nel latte.
6. Non
è vero che il calcio presente nell’acqua favorisca la formazione dei calcoli
renali. Le
persone predisposte a
formare calcoli renali devono bere abbondantemente e ripetutamente
nel corso della
giornata, senza temere che il calcio contenuto nell’acqua possa
favorire la formazione
dei calcoli stessi: anzi, è stato dimostrato che anche le acque
minerali ricche di
calcio possono costituire al riguardo un fattore protettivo.
7. Non
è vero che l’acqua gassata faccia male. Né l’acqua naturalmente gassata né
quella
addizionata con gas
(normalmente anidride carbonica) creano problemi alla nostra salute,
anzi l’anidride
carbonica migliora la conservabilità del prodotto. Solo quando la
quantità di gas è molto
elevata si possono avere lievi problemi in individui che già soffrano
di disturbi gastrici e/o
intestinali.
8. Non
è vero che le saune facciano dimagrire. Le saune fanno semplicemente eliminare
sudore. Lo stesso
organismo provvederà a reintegrare prontamente le perdite, cosicché
nell'arco di poche ore il peso tornerà ad essere esattamente quello di prima.
http://sapermangiare.mobi/
lunedì 13 aprile 2015
VITAMINA D, LA VITAMINA DEL
SOLE
Nei primi decenni del
secolo scorso, prima della scoperta degli antibiotici, la cura con il sole é
l’unico rimedio per malattie come la tubercolosi e il rachitismo. I pazienti
con tubercolosi, mandati a trascorrere lunghi periodi in ambienti assolati, molto
spesso guariscono. Anche i bambini rachitici con deformità a causa della
mancata trasformazione rigida dell’osso, guariscono con l’esposizione al sole. A
metà del Novecento le ricerche scientifiche dimostrano che in ratti, resi artificialmente
rachitici, l’esposizione della cute al
sole e anche la somministrazione di olio di fegato di merluzzo avevano eccellenti
effetti contro il rachitismo. Nel 1922 l’elemento comune al sole e all’olio di
fegato di merluzzo viene identificato e chiamato Vitamina D. Da allora
innumerevoli studi e ricerche su questa vitamina evidenziano il suo ruolo di
micronutriente indispensabile non solo per il metabolismo dell’osso, ma anche
per altre funzioni vitali dell’organismo.
Esistono due forme di
Vitamina D che, pur differendo minimamente per la loro struttura chimica, hanno
un metabolismo simile: la Vitamina D3 o colecalciferolo, contenuta in piccole
quantità in prodotti di origine animale, ma prodotta per la maggior parte nella
cute umana dopo irradiazione ultravioletta a partire dal 7-deidro-colesterolo e
la Vitamina D2 o ergocalciferolo, prodotta solo nei vegetali dall’irradiazione
ultravioletta a partire dall’ergosterolo, e pertanto assunta dall’uomo solo con
la dieta.
La Vitamina D ottenuta
dall’esposizione solare, o attraverso la dieta, è presente nell’organismo in
una forma biologicamente inattiva e deve subire due reazioni di idrossilazione
per essere trasformata in una forma biologicamente attiva. I due processi
chimici di idrossilazione avvengono il primo nel fegato, senza regolazione, che
genera la 25-OH-vitamina D o calcifediolo ed il secondo processo avviene nel
rene, strettamente regolato, che genera la forma attiva di vitamina D chiamata
1,25-OH-vitamina D o calcitriolo.
La principale sorgente
di Vitamina D è costituita nell’uomo dall’esposizione cutanea alla luce del sole
e rappresenta il 90% della vitamina D circolante o in forma di deposito. La
luce solare, nella sua componente di raggi ultravioletti B, è la migliore e più
naturale sorgente di vitamina D ed è proprio la mancanza di esposizione al sole
il fattore più rilevante di una sempre più diffusa carenza o insufficienza di
Vitamina D. Nell’epoca attuale si passa meno tempo al sole rispetto alle
passate epoche storiche, è questa la ragione per cui un numero elevato di persone è carente di
Vitamina D. Questo fenomeno è strettamente legato anche al diffuso impiego di
cosmetici e a distorte informazioni sugli effetti dannosi dell’esposizione
cutanea ai raggi ultravioletti.
La sorgente alimentare di vitamina D è invece
assai scarsa, pochi cibi naturali contengono vitamina D e spesso in quantità
limitate, tanto da provvedere solo al 10% del fabbisogno. I cibi con presenza
di vitamina D sono il pesce grasso (salmone selvatico, sardine, sgombro, tonno
e merluzzo) e i funghi secchi; quantità molto più basse si trovano anche nei
derivati del latte intero e nelle uova.
Oggi la carenza di
Vitamina D è estremamente diffusa. Oltre all’importanza della vitamina D per la
salute dell’osso, recentemente diversi studi hanno suggerito che
l’insufficienza di vitamina D sia associata ad un aumento del rischio per molte
malattie croniche, comprese quelle cardiovascolari, il cancro, le infezioni e le
malattie autoimmuni. Oggi la vitamina D è riconosciuta come pro-ormone con
molteplici ruoli nel mantenimento di uno stato di salute ottimale.
La misurazione della
concentrazione sierica o plasmatica della 25-OH-VITAMINA D TOTALE (D2+D3) è il
più valido indicatore di stato nutrizionale per la vitamina D, conviene
richiederla quando facciamo le analisi cliniche di laboratorio.
venerdì 3 aprile 2015
PROF.FRANCO BERRINO : FATE YOGA,CAMMINATE,MANGIATE MENO
http://traterraecielo.it/le-esperienze/franco-berrino-fate-yoga-camminate-mangiate-meno
lunedì 23 marzo 2015
MANGIARE
“INSIEME” SIGNIFICA MANGIARE MEGLIO
Mangiare è più che nutrirsi, è
stabilire una relazione con se stessi, con gli altri e con i beni
della terra.
Nel rapporto con se stessi il
cibo costituisce la fonte primaria di nutrimento ed è strettamente correlato
alla salute e al piacere; in alcuni casi
la privazione del cibo diventa esasperata perché a servizio dell’immagine
fisica (anoressia e bulimia), in altri
casi c’è l’ingordigia che porta al sovrappeso e all’obesità.
Nel rapporto con gli altri, consumando
insieme il cibo, la relazione diventa condivisione, a tavola dialoga la
famiglia, si incontrano gli amici, gli uomini d’affari e i politici, si
festeggia qualcuno o qualcosa. Le persone si ritrovano una di fronte all’altra
con la propria individualità ed insieme condividono i beni della terra e la
propria vita.
Con il cibo l’uomo stabilisce
un rapporto con la terra e con il cosmo a cui appartiene, può distruggere la
natura o coltivarla entrando in un rapporto di scambio con essa.
Mangiare insieme non solo
unisce ed aggrega le persone, ma ci aiuta ad assaporare meglio ciò che
mangiamo, a mangiare più lentamente secondo il ritmo della conversazione, e
infine ci dà l’occasione di riappropriarci della cultura e della tradizione del
cibo nel corso dei tempi e delle generazioni.
L’esperienza quotidiana non
offre questa visione del mangiare insieme, molto spesso ciascuno ricerca il
piacere prescindendo dall’altro, per cui
la convivialità è un percorso educativo che bisogna imparare e che si esprime concretamente
nel mangiare insieme e nello stesso tempo si sviluppa concretizzandolo nelle scelte che si fanno insieme
a tavola.
venerdì 20 marzo 2015
Prosegue la mia collaborazione con Vogue.it nell'articolo"Dalle allergie alla sonnolenza: come prepararsi alla primavera" di Mario Manca
http://m.vogue.it/beauty/wellness-e-fitness/2015/03/primavera-pelle-allergie-profumi-sonno-dormire-stress-sonnolenza-dieta
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