lunedì 23 marzo 2015




MANGIARE “INSIEME” SIGNIFICA MANGIARE MEGLIO

Mangiare è più che nutrirsi, è stabilire una  relazione  con se stessi, con gli altri e con i beni della terra.
Nel rapporto con se stessi il cibo costituisce la fonte primaria di nutrimento ed è strettamente correlato alla  salute e al piacere; in alcuni casi la privazione del cibo diventa esasperata perché a servizio dell’immagine fisica (anoressia e bulimia),  in altri casi c’è l’ingordigia che porta al sovrappeso e all’obesità.

Nel rapporto con gli altri, consumando insieme il cibo, la relazione diventa condivisione, a tavola dialoga la famiglia, si incontrano gli amici, gli uomini d’affari e i politici, si festeggia qualcuno o qualcosa. Le persone si ritrovano una di fronte all’altra con la propria individualità ed insieme condividono i beni della terra e la propria vita.

Con il cibo l’uomo stabilisce un rapporto con la terra e con il cosmo a cui appartiene, può distruggere la natura o coltivarla  entrando in un  rapporto di scambio con essa.
Mangiare insieme non solo unisce ed aggrega le persone, ma ci aiuta ad assaporare meglio ciò che mangiamo, a mangiare più lentamente secondo il ritmo della conversazione, e infine ci dà l’occasione di riappropriarci della cultura e della tradizione del cibo nel corso dei tempi e delle generazioni.


L’esperienza quotidiana non offre questa visione del mangiare insieme, molto spesso ciascuno ricerca il piacere prescindendo dall’altro,  per cui la convivialità è un percorso educativo che bisogna imparare e che si esprime concretamente nel mangiare insieme e nello stesso tempo si sviluppa  concretizzandolo nelle scelte che si fanno insieme a tavola.

venerdì 20 marzo 2015

sabato 14 marzo 2015

LE PATATE, I TUBERI BUONI CHE “DORMONO”
La patata è spesso erroneamente considerata una verdura,mentre contenendo molto amido,appartiene ai cereali, un gruppo degli alimenti ricchi di carboidrati.
La patata (Solanum tuberosum) è un tubero appartenente alla famiglia delle Solanacee ed è una pianta ormai diffusa in tutto il mondo.
Importata dall’America Centrale alla fine del XVI secolo ad opera dei grandi navigatori italiani,inglesi e spagnoli, la coltivazione della patata è andata estendendosi prima nell’Europa settentrionale e centrale, poi in  Francia e molto più tardi in Italia (merito soprattutto di Vincenzo Dandalo). All’inizio fu considerata solo una curiosità botanica ma, dopo aver dimostrato il suo valore nei periodi di carestia, si affermò come pianta alimentare.
Il tubero è un organismo vivo ma in dormienza, dopo circa 2 o 3 mesi però i puntini neri, che sono gemme, si risvegliano e germogliano. Per questa ragione le patate, specialmente quelle novelle, vanno consumate prima che germoglino, infatti nella fase di germinazione perdono valore nutritivo e producono solanina, una sostanza dagli effetti negativi sulla salute. Bollire le patate con la buccia è un buon sistema per trattenere più  nutrienti.
Per la lessatura delle patate è preferibile la partenza a freddo. Le patate, per la conservazione,  non sopportano le temperature troppo basse o troppo alte, l’ideale è conservarle in un luogo ventilato e buio.
La patata ha un modestissimo contenuto di grassi (inferiore all’1%) e di proteine (2%) che contengono  lisina , contrariamente alle proteine dei cereali;  il contenuto in carboidrati è considerevole (circa 18%) e rappresentato da amido (16%) e da piccole quantità di zuccheri semplici. Rilevante il contenuto in vitamine, quali B1, B3 , B6 e vitamina C, oltre ad acido folico e acido pantotenico. La patata rappresenta una delle fonti più  importanti di potassio (circa 570mg/100g), fosforo e calcio, che in parte passano nell’acqua di cottura se non ci si attiene alla precauzione di bollire le patate intere e  con la buccia.  E’ un ortaggio che non contiene glutine, per la consolazione dei celiaci , invece rappresenta un piccolo problema per i diabetici visto l’alto indice glicemico che provoca un aumento del glucosio nel sangue, per questo un diabetico ne può mangiare solo piccole porzioni, ad esempio 100 grammi 3 volte a settimana, non insieme alla pasta.
Le patate sono a pasta bianca o a pasta gialla, le più adatte a preparare gnocchi, ultimamente c’è la varietà Vitelotta,  cioè viola.  E’ più bitorzoluta, per cui la sbucciatura è più difficoltosa, però è più ricca di tannini  efficaci come antitumorali e antiossidanti.


lunedì 23 febbraio 2015


DAL WEB :
UMAMI IL SESTO GUSTO CHE FA TANTO BENE ALLA SALUTE

 http://www.repubblica.it/scienze/2015/02/21/news/ecco_umami_il_sesto_gusto_che_fa_tanto_bene_alla_salute-107546791/?ref=HRERO-1


CIBI IN PROGRESS: LE BACCHE DI GOJI SONO UN SUPERCIBO?

Oggi la cultura del mangiare informati è molto diffusa e i motori di ricerca ti forniscono una serie infinita di informazioni di vario tipo sulla composizione e provenienza di alimenti “nuovi” indicati come supercibi e provenienti da altri paesi e da culture con abitudini alimentari differenti dalle nostre. Occorre filtrare tutto il bagaglio di informazioni della rete e trarre le giuste conclusioni su ciò che in realtà fa bene alla nostra salute e ci aiuta a perfezionare uno stile di vita comunque basato su una corretta e bilanciata alimentazione.

Un esempio sono le tanto pubblicizzate Bacche di Goji indicate dal Ministero della Salute come un estratto vegetale impiegabile come integratore antiossidante. Ma cosa sono queste bacche selvatiche? Il Goji, dal nome latino Lycium Barbarum, proviene dalla Mongolia interna ed è un arbusto perenne della famiglia delle Solanacee (famiglia a cui appartengono melanzane, pomodori, patate, peperoncino e peperoni) che cresce su viti rampicanti. La dieta delle popolazioni della Cina del nord e della Mongolia interna è arricchita quotidianamente dalle bacche di Goji, che sono annoverate fra i fattori legati alla longevità di queste popolazioni meno soggette di altre alle malattie cardiovascolari e ai tumori.

Ma perché assumere le bacche di Goji? Questi frutti rappresentano potentissimi antiossidanti e sono ricchissimi di nutrienti indispensabili per il nostro organismo. Una singola bacca contiene: carboidrati, efficaci nel rinforzo del sistema immunitario, proteine, lipidi (tra cui Omega3 e Omega6), vitamine del gruppo C ed E, le quali proteggono dai radicali liberi e dallo stress ossidativo e poi elementi quali il rame, il ferro, il fosforo e il manganese che regolano il metabolismo energetico. La presenza in ottime concentrazioni di potassio e magnesio aiuta ad aumentare la resistenza muscolare.


Le bacche di Goji possono essere assunte come integratori naturali nell’ambito di uno stile di vita sano e con un regime alimentare controllato ed inoltre in diverse situazioni di vita quali disturbi legati allo stress, affaticamento visivo, menopausa, gravidanza, sbalzi di umore. Le bacche di Goji si possono assumere quale frutto essiccato oppure si possono aggiungere allo yogurt o alla macedonia o ai cereali o alle insalate oppure le si può scaldare a bagnomaria per renderle più morbide e reidratate. La dose consigliata è di 1-3 cucchiai al giorno equivalente a 30 gr, si inizia con 10 gr e poi si valutano gli effetti, l’importante è non eccedere per gli eventuali effetti collaterali.